Cosa si può fare e non si può fare quando si è protestati

Attraverso la locuzione protesto ci si riferisce a un tipo di atto pubblico formale emesso da un notaio che ha la funzione dichiarativa di un mancato pagamento di una cambiale o di un assegno oppure mancata accettazione di un titolo di credito da parte del debitore.

Conseguenze del protesto

Colui che viene iscritto a protesto subirà una forte limitazione delle sue possibilità future di azione in qualunque rapporto con le banche e non avrà più occasione di accedere a una linea di credito.

Una volta compiuto il protesto dal notaio, verrà comunicato alla Camera di Commercio incaricata del territorio specifico e si procederà ad iscrizione del soggetto debitore nell’Elenco Ufficiale dei Protesti.
L’implicazioni che si verificano al fine di un protesto possono avere due nature: amministrativa e civile.

Una cosa fondamentale da conoscere è che un protesto non inciderà mai sulla sfera penale del soggetto protestato.

Uno degli effetti più importanti prodotti dal protesto è la seguente difficoltà a instaurare rapporti con le banche. Gli istituti finanziari hanno inevitabilmente forti timori nello stipulare rapporti con soggetti protestati e segnalati, quindi, come cattivi pagatori.

In realtà diventare protestati rappresenta spesso un vero e proprio problema sociale e spesso, chi appartiene a questa categoria di persone, finisce per essere vittima di un pregiudizio sociale spesso ingiustificato. Non sempre infatti si diventa protestati perché non si vuole pagare. Spesso si finisce per diventare protestati in seguito a cattive scelte personali, ad un andamento non buono della propria vita lavorativa ed altro ancora, quindi per necessità e non per scelta.

Va anche detto che spesso tale situazioni possono essere transitorie e per questo sono nate delle società come Conto Protestati Service con la doppia finalità di offrire un servizio e nello stesso tempo aiutare protestati e cattivi pagatori che si trovano in una sorta di interdizione economica e finanziaria.

L’esistenza stessa di tali realtà è proprio un indice del fatto che nella maggior parte delle situazioni non vi è malafede, ma un forte desiderio di riscatto sociale.

Cosa succede dopo l’iscrizione al registro dei protesti

Il soggetto che subisce il pretesto non avrà la facoltà di emettere assegni per i sei mesi seguenti all’iscrizione nell’Elenco Ufficiale dei Protesti.

Sono comprese anche delle sanzioni pecuniarie a colui che non adempie al suo obbligo di soddisfare il debito creato attraverso l’emissione degli effetti.

Le sanzioni appena citate, ovviamente, saranno proporzionate alla somma dell’assegno andato in protesto.

Inoltre è previsto il pignoramento di qualunque tipo di bene in possesso del debitore che non adempie al pagamento di un assegno,cambiale o vaglia. Anche questo modo di risarcimento è legato proporzionalmente alla cifra dell’assegno non pagato.

Pignoramento dei beni

Come sopra citato, il Pubblico Ufficiale può operare senza alcun ostacolo al pignoramento dei beni materiali e possono ovviamente compiersi anche all’interno dell’abitazione del soggetto protestato. Inizialmente vengono presi di mira gli oggetti del soggetto più preziosi e il denaro liquido.
Il pignoramento immobiliare comporta anche il rischio di perdere la propria abitazione.
Ci sono delle categorie di beni che non possono essere in alcun modo pignorati:

  • beni con valori morali
  • beni alimentari
  • beni fondamentali per l’esercitazione di una professione
  • beni di prima necessità

I beni con valori morali sono ad esempio la fede nuziale, gli oggetti per la professione del culto religioso, medaglie al merito o al valore, la posta e la corrispondenza.

I beni alimentari ovviamente non sono pignorabili a meno che non riescano a coprire il fabbisogno alimentare per almeno un mese.

Non sono pignorabili nemmeno i beni strettamente necessari per l’esercizio del proprio lavoro. Il computer o materiale informatico non può essere pignorabile. Questa categorizzazione è anche molto suscettibile a libertà di interpretazione. Spesso diventa una discrezione dell’ufficiale giudiziario cosa è indispensabile per l’esercizio d una professione e cosa non lo è.

Infine non sono pignorabili i beni di prima necessità, ovvero gli indumenti, la biancheria, posate e stoviglie, frigoriferi, fornelli a gas, lavatrice ed elettrodomestici di prima necessità.

Come per i beni ci sono anche dei crediti che non possono essere pignorati.

Innanzitutto non possono essere pignorati i crediti alimentari che vengono versati dal coniuge dopo il divorzio, i sussidi per la materità, gli aiuti che vengono disposti da enti benefici per aiutare famiglie in stato di indigenza e le pensioni minime. Se l’importo delle pensione supera questa soglia, può essere pignorato solo il 20% della parte eccedente.

Cosa fare quando si è protestati e a chi richiedere la cancellazione del protesto?

Nel caso in cui si diventa soggetti di un protesto esistono, a supporto del protestato, diverse agenzie finalizzate alla cancellazione dall’Elenco Ufficiale dei Protesti.
Ottenere la cancellazione del protesto non è una procedura troppo complessa ma richiede molta cura,tempo e tolleranza.
Il processo di cancellazione si attua solo al rispetto di determinati requisiti:

  • saldo del pagamento: versamento totale di tutte le somme che hanno portato il soggetto al protesto
  • richiesta al tribunale della cancellazione: attraverso la presentazione di tutti i documenti richiesti
  • richiesta di cancellazione dall’Elenco Ufficiale dei Protesti: se il soggetto protestato non è recidivo la procedura può essere archiviata in 25 giorni.