Il Prestito Infruttifero a Soci non sconta l’IRES

Un contenzioso fra l’Agenzia delle Entrate e una società ha portato la Corte di Cassazione a pronunciarsi in via definitiva sull’applicazione o meno dell’IRES su un finanziamento infruttifero conferito dai soci mediante compensazione con un credito.
Con la sentenza n. 23782 del 2015 è stato stabilito in via definitiva che su tale tipologia di finanziamento l’ imposta sul reddito delle società NON E’ APPLICABILE.
L’ IRES è un’ imposta proporzionale con aliquota pari al 27,5%.


Questa sentenza sancisce che, per quanto riguarda il calcolo della sua base imponibile, non è da considerare come una sopravvenienza attiva l’ erogazione di un finanziamento infruttifero da parte dei soci in compensazione da un credito che essi vantano nei confronti della stessa società.
Infatti, dice la Corte di Cassazione, se il finanziamento è in conto capitale la configurabilità della sopravvenienza ai fini della base imponibile è esclusa dall’ art. 88, comma 4 del TUIR, mentre se il finanziamento è da considerarsi un mutuo esso non può essere considerato nuova ricchezza per via dell’ obbligo di restituzione.

In seguito a una verifica fiscale, l’ Agenzia delle Entrate aveva accertato che per il periodo d’ imposta 2007 la società in oggetto aveva un maggiore imponibile Ires, Irap e IVA rispetto a quanto dichiarato.
A tal fine rilevavano delle sopravvenienze attive non dichiarate per un totale di 487.500 euro, imputate a riserva di capitale, derivanti dal finanziamento infruttifero che i soci avevano conferito a parziale compensazione di un credito nei confronti della società. Tale credito nacque quando la società aveva acquistato delle quote, possedute dai soci stessi, di una s.r.l. fusasi in un’ altra società.
Altre criticità emerse dall’ accertamento riguardavano un premio di 35.000 euro riconosciuto a una s.p.a., per il quale era stata emessa una nota di credito, ed un costo di 49.000 euro per l’ acquisto di un sistema di piegatura maniglia, che la società aveva considerato bene merce e l’ Agenzia intendeva invece come bene strumentale.
In seguito al contenzioso con l’ Agenzia delle entrate la società aveva fatto ricorso alla Ctp, che l’ aveva accolto. Ma quella regionale ha poi accolto l’ appello incidentale presentato dall’ Agenzia, sostenendo che non vi fossero elementi idonei per ritenere che i soci intendessero imputare il finanziamento a riserva di capitale, cosa che avrebbe di fatto escluso l’ applicabilità dell’ imposta.
La contribuente ha dunque portato il caso dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che: i soci intendevano patrimonializzare la società, destinando l’ importo a riserva di capitale con specifico vincolo di destinazione, cosa che secondo il già citato art. 88 del TUIR non può essere considerato sopravvenienza attiva; il versamento della somma era avvenuto con la compensazione degli importi che la società avrebbe dovuto corrispondere ai soci.
La Corte di Cassazione, dando ragione alla società appellante, ha però evidenziato che i finanziamenti da parte dei soci non devono essere erogati a fondo perduto o in conto capitale perché siano esclusi dall’ imponibile IRES.

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